
Green Hill: i capannoni sono vuoti, ricordo dell’ignobile attività perpetrata per anni dalla Marshall in Italia. Chissà per quanto tempo i muri resteranno impregnati dall’odore della paura, dagli echi della sofferenza…
Dopo più di due anni il colosso è crollato, su se stesso, la maschera strappata, mostrando un volto consumato, putrefatto, un ingranaggio di morte e sfruttamento senza scrupoli che annientava inesorabilmente vittime innocenti, per soldi.
Più di 2500 vite avranno la possibilità di essere libere.
La gioia che accomuna tutte e tutti noi che abbiamo lottato per la vita dei suoi prigionieri è smisurata e, a volte, ancora incredibile. La portata immensa di questa vittoria, la consapevolezza di quanto duro sia stato questo colpo per il mondo della vivisezione, ci rende più forti e determinati. Ora Green Hill deve chiudere.
Proprio ora, è il momento di fare alcune riflessioni importanti, sul come si è arrivati a questo momento e sul perchè.
Fino a poco più di due anni fa quasi nessuno conosceva Green Hill, e questo permetteva agli aguzzini di svolgere la loro infima attività al sicuro, di nascosto.
Portare alla luce la loro esistenza è stato l’inizio delle loro fine.
La gente è venuta a conoscenza, si è informata, è inorridita…è scesa in piazza portando messaggi di rabbia e una forte volontà di cambiare le cose. Ogni singolo individuo ha portato il suo contributo.
Fin dall’inizio della campagna per chiudere Green Hill non si sono voluti la partecipazione nè tanto meno l’appoggio di politici, che inevitabilmente avrebbero strumentalizzato il messaggio e allo stesso tempo privato la lotta stessa della sua strutturale forza di spontaneità e autenticità.
E’ proprio questa forza che è riuscita a spaccare gli argini, a destabilizzare le basi stesse della legittimità di un luogo come Green Hill.
E’ fondamentale ricordarsi di questo immenso potenziale, senza delegare a nessuno quello per cui vogliamo lottare.
Perchè si è lottato per questo? Per chiudere Green Hill, senz’altro, ma non solo.
Perchè ancora oggi, mentre i 2500 cani hanno trovato la salvezza, troppi sono i prigionieri dell’avidità umana. Animali di ogni specie, utilizzati per la vivisezione, per l’alimentazione umana, per le pellicce, la caccia, i circhi, gli zoo.
Sono miliardi, un numero impossibile da visualizzare.
E’ a loro che va il pensiero ora, alla libertà che sogniamo anche per loro.
Ed è a loro che va rivolta la stessa attenzione, la stessa volontà di cambiare le cose, di informare e coinvolgere la gente, di rendere consapevoli su cosa sia un allevamento di maiali, di galline, di mucche o di tacchini, su quanti topi, cavie, conigli, vengono seviziati nei laboratori, su quanti animali umiliati, segregati e uccisi per un grottesco divertimento o per vanità.
Non esiste un motivo per cui non debba esserci la stessa indignazione, lo stesso senso di ingiustizia, la stessa vertigine che si prova di fronte al male inflitto volontariamente, senza scrupoli, nei confronti di chiunque.
Ed è per questo che il 20 ottobre, si terrà un corteo nazionale contro Harlan, una delle più grandi multinazionali della vivisezione nel mondo. Nei suoi laboratori viene effettuata sperimentazione conto terzi e nei suoi stabulari vengono allevati animali destinati alla vivisezione: topi, ratti, conigli, cavie, primati e altri grandi mammiferi. Tra gli orrori si aggiunge anche la creazione di animali geneticamente modificati che siano “funzionali” a precisi esperimenti.
Porteremo in strada lo stesso messaggio di totale contrapposizione ad un altro lager, altrettanto ingiustificabile, e la stessa voglia di vederlo chiudere.
Coordinamento Fermare GreenHill






