La protesta organizzata davanti al palazzo della Regione venerdì 23 dicembre è stata solamente l’inizio di una nuova offensiva che pretende da una parte che si faccia chiarezza sulle ombre presenti nelle istituzioni di Montichiari e dall’altra  un intervento deciso che porti alla chiusura di questo allevamento, contro il quale un numero crescente di persone si sta mobilitando in tutta Italia. E proprio il giorno precedente la nostra protesta in piazza dai piani alti della Regione è uscito un comunicato che porta un minimo di speranza, ma che non frena certo le nostre proteste e la nostra lotta. (altro…)

Macelli e Lavoratori

Visto l’articolo pubblicato da green me in merito alla disperata ricerca delle industrie della carne, in particolare dei macelli in Canada vorremmo condividere con voi alcune riflessioni. Per coloro che si informano e studiano cosa si celi dietro e dentro l’industria della carne – oltre all’immane, inimmaginabile sfruttamento, tortura e morte di miliardi di individui appartenenti a specie diverse dalla nostra, bovini, suini, ovini, avicoli, per citare i più “comuni” terrestri – non è ormai una novità che i lavoratori che operano all’interno delle aziende zootecniche e soprattutto all’interno dei macelli siano sottopagati, sfruttati e che questi siano in gran parte, e sempre di più, stranieri che non hanno la cittadinanza nel paese in cui lavorano e vivono. Ricordiamo il caso eclatante della Germania nel 2013, dove si arriva a parlare persino di vera e propria schiavitù, così come ricordiamo la questione Bretone del 2011, in Francia che al contrario mostra un reclutamento di lavoratori elevatissimo rispetto alle medie nazionali ma che a causa della “cattiva immagine” del lavoro nei macelli costringe a ricorrere sempre più a lavoratori stranieri. (Nous souffrons aussi de la mauvaise image du travail dans les abattoirs. Et donc, oui, nous faisons parfois appel à des étrangers. ) una “rotazione” e una flessibilità fuori dal comune a causa del lavoro orrendo e che implica frequenti malattie (Car si les abattoirs embauchent à tour de bras, la rotation des salariés est très élevée. « C’est un travail pénible, et qui génère pas mal de maladies professionnelles », explique M. (…)).
Il fenomeno non è affatto nuovo, infatti già nel lontano 1995 si trattava questo tema: “Oggi nelle cinquemila aziende italiane di macellazione, duecento delle quali strutturate a livello industriale e concentrate in gran parte nell’ area della Pianura Padana, lavorano ghanesi, marocchini e persino indiani e pachistani.”
Ricapitolando, la produzione di carne aumenta in tutto il mondo e di conseguenza i macelli hanno molta attività che però non trova corrispondenza nelle assunzioni di lavoratori. Il lavoro infatti rimane precario, sottopagato, pericoloso e dannoso. Le persone lo sanno bene. Per questa ragione le aziende si orientano verso quelle fasce della popolazione più deboli o disperate, o entrambe le cose: rifugiati, stranieri, migranti.
Tornando al Canada, non è difficile immaginare che nessuno voglia lavorare nei macelli, che sia un lavoro poco piacevole, faticoso, stressante e logorante, malpagato, e pericoloso. Nel 2012 infatti un’epidemia di E. Coli mise in crisi l’intero settore costringendo anche alla chiusura di alcuni stabilimenti con obbligo per 2000 dipendenti di rimanere a casa. La notizia venne diffusa in tutto il paese, è possibile che qualche ripercussione l’abbia avuta.

Dal 2008 ad oggi, dagli Stati Uniti al Canada numerose ricerche scientifiche hanno attestato i danni psicologici subiti dai lavoratori dei macelli, la correlazione tra questo specifico tipo di lavoro e la tendenza alla violenza; gli stessi enti federali hanno nel tempo cercato di analizzare il contesto di lavoro all’interno dei macelli. Inoltre la sicurezza sanitaria è ovunque da tenere rigidamente sotto controllo e monitorata.
L’opinione pubblica certamente tira le somme e se da un lato è possibile che aumenti il numero di cittadini sensibili al destino degli animali con certezza è ben chiaro il rischio personale che corre il lavoratore. Sul piatto della bilancia c’è la propria sopravvivenza, psicologica e fisica, e a questo, per fortuna, ancora non è sempre possibile rinunciare. Ma un rifugiato? Un migrante? Generalmente bistrattato e poco accolto dalla popolazione ospitante, in preda a difficoltà di ogni genere, perseguitato dal bisogno di guadagnarsi da vivere per sostenere la propria presenza nel luogo in cui si trova, senza garanzie di cittadinanza e senza la certezza che i suoi diritti umani siano rispettati può permettersi di rifiutare un posto di lavoro porto su un piatto d’argento?
E così in questo sistema “omnicida”, della crescita e della produzione a ogni costo, non ci si interroga sulla possibilità che i macelli siano sbagliati, per gli animali, per il pianeta e per noi tutti – pensiamo all’inquinamento, alla deforestazione, alla non-distribuzione delle colture e delle risorse, alla produzione incessante di farmaci, tutti fattori collegati alla zootecnia – si cercano soluzioni impossibili, sempre più sbagliate pur di perseverare. Forse sarebbe opportuno fermarsi a riflettere seriamente, ad esempio, ipotizzare una globale riconversione degli allevamenti in agricoltura sostenibile, provare a pensare alla felicità di tutti gli esseri viventi, senza crudeltà. Magari chissà, vivremmo tutti in pace.

NELLA FABBRICA DI TOPI TRANSGENICI

La modificazione genetica è stato il settore della ricerca su animali che è cresciuto maggiormente negli ultimi due decenni. Più della metà degli esperimenti nel Regno Unito sono attualmente compiuti su un milione e seicento mila animali geneticamente modificati e mutanti. Questi sono gli animali che i ricercatori vogliono non far figurare nei registri.

L’associazione inglese NAVS (National Anti-Vivisection Society) ha realizzato un’investigazione sotto copertura all’interno del Medical Research Council (MRC) Mammalian Genetics Unit a Harwell, Oxfordshire. Questa è la realtà di una fabbrica che produce in serie animali geneticamente modificati. (altro…)

PHILIPPINE AIRLINES CESSA I TRASPORTI DI PRIMATI PER I LABORATORI

In seguito ad una forte campagna di proteste anche la compagnia aerea Philippine Airlines ha messo nero su bianco la decisione di non trasportare più primati verso laboratori di vivisezione. Un comunicato è stato infatti pubblicato in questi giorni sui loro canali di informazione, dopo una loro nota poco chiara apparsa qualche settimana fa e subito rimossa.  Ma soprattutto arriva dopo numerose proteste nei loro uffici, alle biglietterie e con migliaia di mail e telefonate da tutto il mondo. E adesso rimangono solamente due compagnie internazionali coinvolte in questo traffico, AirFrance e China Southern. (altro…)

I CANI DI GREEN HILL SONO DEFINITIVAMENTE LIBERI!

I 2.700 beagle sequestrati da Green Hill lo scorso anno e le loro famiglie possono finalmente dirsi legalmente inseparabili grazie all’affido definitivo autorizzato dalla Procura di Brescia.
Per tutti loro la nostra lotta è cominciata nel 2010 ed è stata portata avanti incessantemente, nel sogno di vederli liberi e felici e di vedere chiuso per sempre quel lager. Siamo finalmente ad un buon punto del cammino che ci eravamo proposti di fare. (altro…)

ANIMALI LIBERATI DA FARMACOLOGIA: FACCIAMO CHIAREZZA

Come già spiegato in precedenza la politica del Coordinamento Fermare Green Hill è di non seguire polemiche e sterili botta e risposta su Facebook. Utilizziamo i social network esclusivamente per diffondere le nostre attività, le notizie e per creare interesse e mobilitazione perciò spesso lasciamo che i nemici della liberazione animale e in generale i nostri detrattori si affossino da soli, seppelliti dalle loro mille inutili e dannose parole.
Sentiamo però la necessità di ribattere a una campagna diffamatoria scoppiata qualche giorno fa ai danni di una delle persone che ha ospitato in stallo temporaneo alcuni topi liberati dallo stabulario di Farmacologia a Milano lo scorso 20 aprile. Alcuni giornali hanno pubblicato articoli in cui i sostenitori della vivisezione scaltramente approfittavano della situazione accusandoci di maltrattamenti e incapacità di gestire gli animali, riportando immagini decontestualizzate e omettendo ovviamente di parlare delle condizioni in cui gli animali vivono negli stabulari o delle reali condizioni attuali di tutti i topi liberati quel giorno. (altro…)

STOP AI TEST SU COSMETICI IN INDIA

L’annuncio è stato fatto durante un meeting del Bureau of Indian Standards’ Cosmetics Sectional Committee ed è il modo per adeguarsi agli standard imposti dall’Unione Europea con il divieto di commercializzazione dei prodotti testati su animali imposto dal marzo 2013, seguito poi anche da quello di Israele. Con questa importante decisione verrranno salvati decine o centinaia di migliaia di animali e si spera sia un apripista per arrivare ad un divieto dei test sui cosmetici veramente globale. Si tratta di un passo importante nella lotta alla sperimentazione animale. (altro…)

LA LIBERAZIONE DEGLI SCIMPANZE’ NEGLI USA

L’Istituto Nazionale della Sanità americano (NIH) ha finalmente deciso di aprire le gabbie al 90% degli scimpanzè ancora prigionieri dei laboratori statali, più di 300 individui. Questi animali andranno ad unirsi ai già più di 150 che negli scorsi anni hanno trovato nuove case con ampi spazi in rifugi specializzati come Chimp Haven Inc., raffigurato in questa foto. Dopo una vita lunga anche 30 o 40 anni in una minuscola gabbia questi scimpanzè potranno finalmente vedere il sole, toccare l’erba, unirsi nel gioco e nell’affetto ai loro simili. Si tratta della fine di un’epoca oscura, l’inizio di un cambiamento.

(altro…)

SALVIAMO GLI ANIMALI ANCORA PRIGIONIERI DENTRO FARMACOLOGIA!

Due mesi fa, in seguito all’occupazione dello stabulario del Dipartimento di Farmacologia, Chemioterapia e Tossicologia Medica dell’Università degli Studi di Milano, siamo riusciti a portare in salvo un coniglio e più di 400 topi. E’ stata una giornata di liberazione indimenticabile e in questi due mesi abbiamo imparato a conoscere e apprezzare ancora di più quei minuscoli esseri così ricchi di bellezza e vita.
Quel giorno eravamo barricati all’interno dello stabulario pronti per resistere per tutto il tempo necessario ad ottenere che quegli animali venissero via con noi. Adesso abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti e tutte voi per portare fuori da quelle gabbie anche gli altri topi e conigli ancora prigionieri di quel laboratorio! (altro…)